di Giuseppe Longo

Sulle vaghe pendici dei monti,
De’ bei colli sui dolci declivi,
Lungo il garrulo corso dei rivi,
Care piante,crescete in vigor!
Voi l’irromper dell’acque furioso,
Se robuste, potete arrestare,
E la forza dei venti frenare
E la folgore al cielo rapir.

Mi risuonano ancora nella memoria, anche se sono passati tanti, ma tanti anni, le note di queste due strofe dell'”Inno agli alberi” di Antonio Rieppi (1936), trasferite sul rigo musicale da Luigi Garzoni di Adorgnano. A Nimis, sebbene io fossi in classe con il maestro Dialmo Tomada, ce le faceva cantare, mentre lei dirigeva con vigore ed entusiasmo, la indimenticabile Gemma Comelli (per tutti “la maestre Gjeme”, cavaliere della Repubbblica e Medaglia d’oro), in quelle che allora erano le scuole elementari, che ripartivano puntualmente il primo di ottobre, tanto che c’era anche una simpatica canzoncina che cominciava proprio con questa data.

La  maestra Gemma Comelli.


Un Inno che si cantava in occasione della Festa degli alberi, manifestazione simpatica e significativa, di cui ormai si sente poco parlare, sebbene il 21 novembre di ogni anno – e quindi proprio oggi – ricorra la Giornata nazionale (anzi mondiale!) degli Alberi. Ma che ieri, proprio a Nimis, è stata lodevolmente sostituita da una bella iniziativa destinata ai bambini dai 5 agli 11 anni. Organizzata da Comune e Biblioteca, è stata curata infatti dall’udinese Damatrà, in collaborazione con il centro di aggregazione giovanile Ufo, “La foresta di Sbhu – la lettura mette radici”, che ha visto proporre Laboratori vari attorno gli alberi e Nel bosco degli alberi parlanti con i racconti del mito. “Dalla notte dei tempi – informava una locandina – per gli esseri umani gli alberi sono stati considerati sacri, a volte venerati per le loro proprietà, altre perché in essi abitavano ninfe, folletti o creature mitologiche. Chi arrecava danno a una pianta senza motivo scatenava l’ira degli Dei, e le punizioni erano terribili”. E tutto questo in una miscellanea di racconti del mito, da Dafne al giardino delle esperidi, dall’ulivo al cipresso.
Una bella e importante iniziativa, insomma, il cui obiettivo era appunto quello di stimolare, fin dalla prima età scolare, l’amore e il rispetto delle piante, che per noi sono fonte di vita. Piante che a Nimis sono simbolicamente rappresentate dal meraviglioso platano di piazza 29 Settembre, un vero e proprio monumento vivente, che adesso giorno per giorno perde le foglie in attesa di essere ricoperto di luci, quelle che ormai da molti anni lo rendono uno degli “alberi di Natale” fra i più suggestivi e originali del Friuli.
“Care piante, crescete in vigor!” è dunque l’augurio che va proprio all’amato platano della piazza – Bibi Lestuzzi mi aveva raccontato, tempo addietro, che ha esattamente 141 anni, poiché era stato piantato proprio quando nasceva suo nonno – e a tutti gli alberi in generale. Quelli celebrati proprio nella poesia musicata da Luigi Garzoni, poco prima che il compositore tricesimano – alla vigilia delle tragedie dell’ultima guerra – salisse nel paese pedemontano per istruire e dirigere il grande Coro di Nimis. Sono grato a Gemma Comelli – e penso che tanti altri lo siano – per averci insegnato quell’Inno, o perlomeno le sue prime strofe essendo piuttosto lungo. E il fatto di ricordarlo ancora, così dopo tanti decenni, dimostra che il messaggio lanciato con quelle parole, testimoni di un’Italia che non c’è più, ha colto nel segno. Amiamo dunque tutti le piante, anche nel ricordo di questa grande maestra!

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In copertina, il meraviglioso platano di piazza 29 Settembre, un vero e proprio simbolo di Nimis.

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