Una interpretazione danzata del mito di Don Giovanni, seduttore indefesso e uomo di cui oggi si vedono tutte le fragilità, è al centro dello spettacolo “Don Juan”, creazione del noto coreografo svedese Johan Inger per la compagnia di danza più prestigiosa del panorama nazionale, Aterballetto. Una produzione di ampio respiro capace di raccontare in danza un mito paradigmatico dell’esistenza umana, che arriva in esclusiva regionale, domani 28 febbraio (alle 20.30), nel cartellone del Teatro Verdi di Pordenone quale prima data della nuova tournée europea.


Premio Danza&Danza per la “Miglior Produzione”, nella motivazione dell’ambito riconoscimento si legge che “Inger scava con il movimento nei sentimenti umani più reconditi delineando un racconto danzato avvincente di quadro in quadro. La trama è leggibilissima, Aterballetto è nel suo splendore”. La pluripremiata coreografia, un lavoro contemporaneo, brillante e profondo, meravigliosamente danzato, nasce dal desiderio di Inger di confrontarsi con il mito paradigmatico antico e ancora contemporaneo di Don Giovanni a partire dalla commedia originale di Tirso de Molina, Molière, Brecht. Con la sua capacità di sottolineare sfumature ed emozioni, la creazione diviene lente d’ingrandimento dei singoli caratteri in connessione con la contemporaneità, disegnando un mondo abitato da un personaggio che attraversa il percorso della propria solitudine senza sfuggire a quella superficialità che sembra proprio caratterizzare i nostri giorni. La vicenda dell’eterno seduttore si riverbera nel movimento ricercato e gravido di emozioni.


I personaggi della storia – da Donna Elvira a Donna Anna a Zerlina e Masetto – si ritrovano e si presentano con i loro caratteri intorno alla figura del protagonista Don Giovanni (con Leporello, qui suo alter ego) tratteggiato nell’ambivalenza di spietato seduttore e di uomo fragile e solo. Al centro della drammaturgia curata da Inger con Gregor Acuña-Pohl una lettura psicanalitica del comportamento compulsivo di Don Giovanni, dettato all’abbandono materno in tenera età. Ed è proprio quella la figura che incombe sul protagonista: in ogni incontro con l’altro, il serial lover cerca la madre e per questo non può impegnarsi in nessuna relazione o situazione.
Originale anche la partitura musicale firmata di Marc Álvarez e la scenografia modulare, una sorta di labirinto tridimensionale in cui la mente si riverbera. I 16 danzatori sono immersi nello spazio scenico che Curt Allen Wilmer ha immaginato senza connotazioni definite dal punto di vista geografico o storico, con un dedalo di strutture mosse a vista. Splendida l’invenzione visiva dei costumi firmati da Bregje van Balen. In scena Hélias Tur-Dorvault (Don Juan), Minouche Van De Ven, Matteo Fiorani, Estelle Bovay, Giulio Pighini, Serena Vinzio, Martina Forioso, Jamal Uhlmann, Ivana Mastroviti, Arianna Kob, Saul Daniele Ardillo, Leonardo Farina, Vittoria Franchina, Clément Haenen, Sandra Salietti Aguilera, Thomas Van De Ven.

Prevendite di biglietti e abbonamenti in corso presso la biglietteria, per info. www.teatroverdipordenone.it, telefono 0434.247624.

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In copertina e all’interno alcune immagini dello spettacolo di domani al Verdi.

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