di Giuseppe Longo

NIMIS – Quando monsignor Beniamino Alessio, del quale in novembre ricorreranno 60 anni dalla scomparsa, progettò la costruzione di una nuova, grande Chiesa, evidentemente pensava a un’altra Nimis. A una comunità in crescita costante per la quale fosse necessaria proprio la presenza di un Duomo. Invece, purtroppo, così non è stato, nè nella ricostruzione post-bellica dall’incendio, quando il paese subì i contraccolpi di una pesante emigrazione, e neppure in quella post-sismica, quando Nimis è rinata per la seconda volta in poco più di trent’anni. Unico obiettivo raggiunto quello di “disegnare” meglio il centro del paese: in effetti, arrivando da San Gervasio in piazza 29 Settembre – che appunto ricorda la tragedia del 1944 – si ha la netta sensazione di giungere nel “cuore” di una comunità. Per il resto, il sogno dell’indimenticabile pievano è rimasto tale.

Monsignor Beniamino Alessio.

E il quadro l’ha offerto ieri sera, in occasione del tradizionale Te Deum di fine anno, proprio il Duomo dedicato a Santo Stefano Protomartire, recuperando il titolo dell’amata comparrocchiale di Centa, demolita troppo in fretta dopo il terremoto di 46 anni fa. Poche decine di persone – ben distanziate, vista la recrudescenza pandemica, tanto che la celebrazione era stata inizialmente programmata in San Mauro – in una Chiesa che potrebbe contenerne un migliaio o poco meno. Ma preoccupante conferma di questa situazione è la consueta esposizione dell’anagrafe parrocchiale che viene presentata prima dell’antico canto latino di ringraziamento. Monsignor Rizieri De Tina – che proprio oggi compie 77 anni: tanti auguri! – l’ha fatto capire subito, rilevando che a fronte di 6 battesimi ci sono stati 29 funerali. Numeri molto significativi che riguardano la Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, ma che comunque riflettono un andamento generale che riguarda l’intera comunità civile in una Nimis che oggi conta poco più di 2700 residenti, confermando quella tendenza al ribasso che si riscontra anche in Friuli, ma pure nell’Italia tutta (e nell’intero Occidente), tanto che a Natale forte si è levato l’allarme del Papa, il quale ha parlato di «inverno demografico».

Monsignor Rizieri De Tina

Dunque, 6 battesimi, 7 prime comunioni, 13 cresime. E un solo matrimonio, celebrato secondo il rito di Santa Romana Chiesa, addirittura nel gennaio scorso. Come detto, i morti sono stati 29, di cui 25 nel capoluogo, tre a Ramandolo e uno a Chialminis, le due piccole comunità unite alla Parrocchia di Nimis. Un numero, purtroppo, in sensibile aumento. Ma che, appunto, non è compensato dai nuovi nati, complici tanti fattori non ultimo quello di quasi due anni flagellati dal Coronavirus o Covid che dir si voglia, con tutte le conseguenze che conosciamo. Un motivo di speranza per il futuro, se non altro per un’auspicata stabilizzazione, giunga dunque dal suggestivo presepe allestito dai giovani ai piedi dell’altare, anche perché molti momenti storici sono stati contrassegnati da difficoltà e ripresa. Bello crederci in questo primo giorno del 2022!

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In copertina, il presepe del Duomo di Santo Stefano e qui sopra la grande comparrocchiale al centro di Nimis.

 

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